Produttività del lavoro nelle imprese italiane operanti nel settore dei servizi

Struttura produttiva, dinamiche competitive
e divari territoriali

In collaborazione con Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise

Il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise è un centro di ricerca e didattica focalizzato su economia, azienda, scienze politiche e relazioni sociali, con forte attenzione allo sviluppo del territorio e alle politiche di coesione. Studia in particolare i sistemi produttivi locali, le PMI, l’economia sociale e non profit, nonché le politiche pubbliche e la governance delle aree interne. Offre corsi di laurea triennali e magistrali che preparano professionisti per imprese, servizi, enti pubblici e istituzioni territoriali, integrando didattica e ricerca con progetti concreti su competitività, innovazione organizzativa e benessere sostenibile. Nel contesto delle “Ricerche 2025”, il Dipartimento rappresenta un partner rilevante per analisi su produttività, occupazione e trasformazione delle micro e piccole imprese, con esperienza consolidata in progetti regionali, nazionali ed europei e in collaborazioni con camere di commercio, associazioni di categoria e amministrazioni locali del Centro‑Sud.

Le ragioni dello studio

Un problema di sistema, non di settore

Studiare le determinanti della produttività nel settore terziario non è un esercizio di contabilità aziendale: è una necessità strategica per la sopravvivenza economica del sistema Paese. Il terziario di mercato è oggi la principale fonte di occupazione in Italia (coinvolge oltre il 69% delle imprese), ma si trova al crocevia di una stagnazione trentennale.

Come emerge chiaramente dallo scenario geopolitico attuale, servizi efficienti sono la pre-condizione indispensabile per abbattere i costi di transazione e supportare la stessa manifattura italiana nei processi di servitization e re-shoring. Al contrario, un terziario a bassa produttività innesca un circolo vizioso insostenibile: salari compressi, contrazione della base imponibile e riduzione del gettito contributivo.

In un contesto di progressivo invecchiamento demografico, l’efficienza dei servizi diventa l’unico pilastro in grado di finanziare e mantenere in vita il nostro sistema di welfare pubblico. Competitività economica e sostenibilità sociale, quindi, camminano insieme.

La ricerca

Terziario italiano: un motore che non riesce ad accelerare

L’Italia affronta due debolezze strutturali: una frammentazione dimensionale estrema dominata da micro e piccole imprese (99,9% del totale) e una delle peggiori performance di produttività dell’area OCSE.

Questa ricerca dimostra l’esistenza di un nesso sistemico: la produttività del lavoro nei servizi non è un dato di fatto immutabile, ma l’esito diretto dell’interazione tra dimensione d’impresa, intensità di conoscenza del settore e contesto territoriale.

Dati: Database ORBIS dei bilanci delle imprese italiane (2014-2023). Panel bilanciato di circa 54.000 imprese per oltre 540.000 osservazioni annuali. Esclusi: commercio, sanità e istruzione
Metodo: Analisi descrittiva e microeconomica lungo tre dimensioni comparative (temporale, dimensionale, settoriale/territoriale). Validazione macro-micro con i dati ufficiali ISTAT sul valore aggiunto per addetto.

Risultati principali

La dinamica della produttività evidenzia come l’efficienza risponda a precisi gradienti dimensionali e barriere di capitale, con una ripresa post-pandemica che rischia però di allargare i divari interni

213k€ vs 564k€

I ricavi medi per addetto in Italia contro la Germania. Il gap non è di costo (l’Italia ha i salari più bassi) ma di minor valore generato, amplificato nelle piccole imprese.
158k€ vs 180k€+
Il salto qualitativo nei ricavi per addetto che si registra superando la soglia critica dei 10 addetti , accompagnato da un incremento significativo degli investimenti in capitale fisso e patrimoniale.
  • Il peso della dimensione d’impresa. La scala come fattore abilitante
    I ricavi operativi aumentano progressivamente con la crescita della scala aziendale: si passa infatti dai 180k€ per addetto delle piccole imprese fino a raggiungere i 221k€ delle grandi strutture. I dati dimostrano che la dimensione non è una semplice variabile descrittiva, ma il fattore abilitante fondamentale che permette alle aziende di sostenere i costi fissi dell’innovazione, adottare in modo efficiente le tecnologie digitali e accumulare capitale intangibile.

  • La polarizzazione settoriale: il profondo dualismo del terziario
    Esiste un divario profondo e strutturale, superiore al 300% in termini di valore aggiunto, tra i comparti avanzati e i segmenti tradizionali. Da un lato, i settori ad alta intensità di conoscenza come i KIBS (Knowledge Intensive Business Services) e la logistica avanzata concentrano investimenti robusti e margini solidi. Dall’altro lato, i servizi alla persona operano in condizioni di forte fragilità, sono scarsamente capitalizzati e rimangono confinati a ricavi per addetto decisamente inferiori, pari a una media di 142k€.

  • La geografia dei divari: il focus sul “Caso Abruzzo”
    La produttività in Italia risponde a una mappa geografica ben definita: le aree del Nord-Est e del Nord-Ovest beneficiano di ecosistemi territoriali avanzati e di forti economie di agglomerazione. Al contrario, i valori medi registrati al Centro e al Sud risultano sistematicamente inferiori. L’approfondimento verticale condotto su 861 imprese abruzzesi certifica questo gap: i ricavi per addetto sono fermi a 150k€ contro i 186k€ registrati nel resto d’Italia. La fase post-COVID, inoltre, non ha innescato un processo di convergenza (catching-up), mostrando una crescita puramente parallela che lascia intatti i vincoli strutturali della regione.

  • Il “Capital Deepening” post-pandemico: una ripresa a due velocità
    Nel triennio 2021-2023, i ricavi e l’attivo totale per addetto hanno registrato una crescita marcata, segnalando un importante processo di intensificazione del capitale (capital deepening) focalizzato su tecnologie e asset immateriali. Questa trasformazione si sta dimostrando tuttavia molto diseguale: le imprese medio-grandi stanno accelerando a un ritmo decisamente più rapido rispetto alle piccole, con il rischio concreto di aumentare la dispersione e i differenziali di efficienza interni al sistema produttivo.

  • La soglia dei 10 addetti: un salto di qualità nella produttività
    Un approfondimento condotto su circa 35.000 microimprese e piccole imprese isola l’effetto del passaggio dalla fascia 4-9 addetti alla fascia di almeno 10 addetti. Il salto non è solo quantitativo: i ricavi per addetto crescono da circa 158k€ a oltre 180k€, il capitale per lavoratore aumenta in modo significativo e migliora anche la gestione della liquidità operativa. Superata questa soglia critica, inoltre, emerge un vero gradiente dimensionale interno: le imprese medie e grandi continuano a distanziarsi dalle piccole, sebbene con un salto meno netto rispetto alla prima transizione. Il segmento più critico in assoluto è quello delle microimprese (4-9 addetti) attive nei servizi alla persona. In questo comparto la crescita dimensionale, da sola, non basta a colmare il divario: il problema è strutturale al settore, non solo alla scala dell’impresa.

  • KIBS e Business Services: due destini opposti attorno alla soglia dei 10 addetti
    Isolando KIBS e business services dal resto del terziario, il passaggio dalla fascia 4-9 addetti alla fascia 10-50 addetti produce effetti opposti nei due comparti. Nei KIBS la scala premia, nei business services accade l’opposto: superare la soglia dei 10 addetti è associato a un calo di produttività apparente, non a un aumento.Il confronto segnala quindi che la soglia dei 10 addetti non produce automaticamente un beneficio di scala: l’effetto dipende dal comparto e, nei business services, la crescita dimensionale sembra addirittura associata a una minore efficienza per addetto, in particolare nel contesto abruzzese. Per quanto riguarda i servizi alla persona, essi si collocano in una fascia intermedia: l’andamento per classe dimensionale è debole e non lineare.

  • La mappa dei settori a 2 cifre e il gradiente interno
    Le macro-categorie usate nella ricerca (KIBS, logistica, business services, servizi alla persona) racchiudono al loro interno una forte eterogeneità. Scomponendo il campione per divisione ATECO a 2 cifre, i ricavi per addetto vanno da un massimo di circa 482k€ nei servizi finanziari e 459k€ nelle agenzie di viaggio, fino a un minimo di circa 79k€ nei servizi per edifici e paesaggio e 102k€ nella ristorazione: un differenziale interno al terziario molto più ampio di quello leggibile a livello di macro-settore. Il confronto con l’Abruzzo conferma il gap già documentato nel resto della ricerca, ma segnala anche due eccezioni: nel trasporto terrestre e nei servizi di architettura le imprese abruzzesi superano la media nazionale.

  • Sostenibilità e politica Industriale: la tenuta del sistema di welfare
    Lo studio dimostra in modo netto che la politica industriale e la politica per i servizi non sono due obiettivi separati, ma rappresentano la stessa identica urgenza strategica. Le riforme e gli interventi volti a favorire una crescita dimensionale efficiente (in particolare accompagnando le imprese oltre la soglia critica dei 10 addetti), la transizione digitale e la riallocazione verso i comparti avanzati (KIBS) sono le uniche leve strutturali in grado di incrementare il valore generato, sostenere i salari e garantire nel lungo periodo la tenuta del sistema economico e del welfare pubblico.

I ricercatori

Giuliano Resce

Giuliano Resce è Professore Associato di Economia presso l’Università degli Studi del Molise, dove è Delegato del Rettore per l’Internazionalizzazione, Presidente del corso di laurea magistrale Public and Health Economics e Direttore del Master in Integrated Data Analytics for Strategic Decisions. È CEO e Founder di Instant Analytics, spin-off accademico dell’Università del Molise specializzato in Intelligenza Artificiale e Data Analytics. Svolge attività di ricerca e consulenza per istituzioni nazionali e internazionali, tra cui Commissione Europea, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Banca Mondiale. Secondo il ranking IDEAS/RePEc è tra il 5% degli economisti più influenti al mondo per la produzione scientifica degli ultimi dieci anni.

Giulio Pedrini
Giulio Pedrini è Dottore di ricerca in Law and Economics, è professore associato di Politica economica presso l’Università Kore di Enna. E’ stato visiting researcher presso il Warwick Institute for Employment Research e presso l’Universitè Libre de Bruxelles. Le sue principali aree di ricerca sono l’economia dell’innovazione, l’economia del lavoro e l’economia regionale. Ha partecipato a progetti di ricerca nazionali e internazionali sull’impatto della digitalizzazione sul mercato del lavoro, sugli ecosistemi dell’innovazione, sull’economia circolare, sulla rigenerazione urbana.
Gianluca Monturano
Gianluca Monturano è Ricercatore in Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università del Salento. È inoltre Senior researcher presso la Fondazione Eni Enrico Mattei di Milano e presso il Laboratorio di Economia Applicata dell’Università di Bari. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Economics presso l’Università di Modena e Reggio Emilia ed è stato visiting researcher presso l’Université libre de Bruxelles. La sua ricerca si concentra sulla valutazione delle politiche pubbliche con metodologie di inferenza causale, econometria spaziale, algoritmi di machine learning e sistemi di complex network, con applicazioni per lo sviluppo regionale e urbano, la disuguaglianza, la povertà e il mercato del lavoro.

MARCO TRAVAGLINI

Ideatore e promotore della ricerca
Imprenditore, saggista e docente specializzato nella creazione d’impresa, nell’innovazione e nello sviluppo delle micro, piccole e medie imprese italiane. Fondatore di Mama Industry, società di consulenza focalizzata sulle mPMI, unisce da sempre l’attività sul campo alla ricerca e alla divulgazione economica. È Presidente del Centro Studi ProduttivItalia, un osservatorio con cui promuove la cultura dell’efficienza e traduce dati macroeconomici in leve strategiche per la crescita dei territori. In questa veste, si è fatto promotore e ideatore di diversi studi che analizzano il gap tra la percezione degli ecosistemi di supporto e la reale operatività delle mPMI sul campo. Nel cuore d’Italia ha dato vita a 100xCentro, un innovativo hub fisico e digitale in crowdsourcing imprenditoriale, finalizzato a generare valore e partecipazione culturale gratuita per la collettività.
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