Conferenza Stampa AEPI & ProduttivItalia
La produttività nel settore dei servizi Struttura produttiva, dinamiche competitive e divari territoriali: i nuovi dati del Centro Studi in collaborazione con l’Università degli Studi del Molise.
Data
14 Luglio 2026
Ore
11:00
Luogo
Via degli Uffici del Vicario, 43
La Confederazione AEPI (Associazione Europee di Professionisti e Imprese), in stretta collaborazione con il Centro Studi ProduttivItalia, ha promosso a Roma un’importante conferenza stampa per l’agenda economica e industriale del Paese.
Il focus è stato interamente dedicato alla stagnazione trentennale del comparto terziario italiano. Studiare le determinanti della produttività nei servizi di mercato non è un mero esercizio statistico, bensì una necessità strategica: il terziario rappresenta oggi la principale fonte di occupazione ed è l’infrastruttura immateriale indispensabile per sostenere la stessa manifattura e garantire la tenuta del nostro sistema di welfare.
Durante la conferenza stampa sono stati presentati i risultati dello studio scientifico commissionato dal Centro Studi e realizzato in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise: “Produttività del lavoro nelle imprese italiane operanti nel settore dei servizi. Struttura produttiva, dinamiche competitive e divari territoriali”.
L’incontro ha visto dialogare esponenti di primo piano delle istituzioni e delle forze politiche, uniti dalla necessità di affrontare i nodi strutturali che frenano la competitività del sistema economico italiano, a partire dalla frammentazione aziendale fino alle disparità geografiche.
La fotografia del report e le dinamiche macroeconomiche
Ad aprire i lavori è stato Marco Travaglini, Presidente e Fondatore del Centro Studi ProduttivItalia, che ha illustrato i dati chiave emersi dalla ricerca, tracciando un quadro netto sulle difficoltà delle realtà più piccole nel panorama continentale: «Con questo studio abbiamo fotografato la struttura e la dinamica dei servizi in Italia. Il dato di partenza evidenzia un divario territoriale e dimensionale enorme: le microimprese faticano a fare quel salto di produttività necessario per competere in Europa. Parlano i numeri: mentre in Germania un addetto nei servizi genera mediamente 564.000 euro di ricavi, in Italia ci fermiamo a 213.000 euro. Dobbiamo invertire questa tendenza lavorando sull’aggregazione, sulle competenze e su politiche che smettano di penalizzare chi prova a crescere.»
Il dibattito si è poi allargato all’analisi delle cause storiche del fenomeno. L’On. Alberto Bagnai, Responsabile Economia della Lega, ha proposto una lettura macroeconomica di lungo periodo per rintracciare il momento in cui il Paese ha perso il passo rispetto ai partner europei: «Per capire dove stiamo andando dobbiamo prima capire da dove veniamo. Ho scelto di allargare lo zoom temporale sul tema della produttività, affrontandolo da un punto di vista strettamente macroeconomico per analizzare le dinamiche di lungo periodo che hanno portato all’attuale appiattimento della crescita in Italia. Analizzando la serie storica dei dati, emerge chiaramente come fino alla fine del secolo scorso la produttività italiana fosse sostanzialmente in linea con quella degli altri grandi Paesi europei, con un andamento del tutto sovrapponibile a quello della Francia. Poi qualcosa si è rotto: la crescita si è rallentata fino a fermarsi. È da quelle cause strutturali che dobbiamo ripartire per liberare le energie del nostro sistema economico.»
Le sfide dei costi, della dimensione e dell’innovazione tecnologica
Un focus teorico e strutturale è stato offerto da Renato Loiero, Consigliere Economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha richiamato l’attenzione sulle peculiarità intrinseche del settore terziario: «Nel settore dei servizi scontiamo un nodo strutturale che tocca l’intera economia europea. Riprendendo il cosiddetto “dramma dei costi” teorizzato dall’economista Baumol, dobbiamo ricordare che i servizi – ovvero la componente che si sviluppa maggiormente via via che un’economia cresce e si evolve – hanno per loro natura una dinamica della produttività spesso stagnante. Pensiamo ai servizi alla persona, alla ristorazione o all’edilizia. A questa stagnazione fisiologica si somma un effetto schiacciamento: i salari del settore dei servizi tendono comunque a seguire l’andamento salariale degli altri settori più produttivi (come il manifatturiero), e questo meccanismo finisce inevitabilmente per deprimere la produttività complessiva del sistema economico. Su questo squilibrio dobbiamo intervenire con politiche mirate.»
Sul fronte delle soluzioni operative e della transizione digitale è intervenuto il Sen. Antonio Misiani, Responsabile Economia, finanze, imprese e infrastrutture del PD, auspicando interventi strutturali che rimuovano i freni alla crescita e spingano sulle nuove tecnologie: «La via per recuperare competitività passa inevitabilmente attraverso il superamento del nanismo aziendale. Dobbiamo aiutare concretamente le micro e piccole imprese italiane a crescere oltre le attuali soglie dimensionali. Per farlo serve un’azione decisa: rimuovere i troppi vincoli fiscali e ordinamentali che oggi agiscono da disincentivo alla crescita, e contemporaneamente introdurre incentivi strutturali e stabili destinati alla transizione digitale e all’adozione consapevole dell’intelligenza artificiale. Solo così potremo colmare i forti divari territoriali che oggi alimentano il gap di produttività tra l’Italia e il resto d’Europa.»
Competitività territoriale e prossimi step per l’agenda politica
Il tema dei divari geografici e dell’impatto sociale della produttività è stato ribadito da Mauro Antonini, Responsabile AEPI per le attività produttive, che ha ricordato il valore della ricerca come bussola per il decisore pubblico: «Dobbiamo intervenire sui divari di produttività tra Nord e Sud mettendo al centro servizi e infrastrutture, perché senza competitività territoriale non c’è sviluppo duraturo. Con questa ricerca si offrono dati e proposte concrete per orientare le politiche pubbliche a sostegno di imprese, lavoro e coesione sociale.»
Le conclusioni e il rilancio verso i futuri impegni istituzionali sono stati affidati a Mino Dinoi, Presidente della Confederazione AEPI, che ha tracciato la linea per i mesi a venire, chiamando la politica a un confronto serrato e anticipato sui temi della prossima Manovra: «Oggi, grazie ai risultati della ricerca proposta da Entrobordo, abbiamo voluto restituire centralità al tema della produttività nei nostri rapporti con le istituzioni e con la politica. I numeri e i risultati emersi da questo lavoro sono semplicemente fondamentali per definire dove un Paese vuole andare, per tracciarne la visione strategica e capire dove mettere in campo iniziative e azioni reali. Proprio per questo, la Confederazione AEPI oggi ha chiesto formalmente a tutte le autorevoli personalità presenti al tavolo – da Bagnai a Loiero, fino a Misiani – di trovarci nuovamente a settembre. Sarà il momento più caldo dell’anno: ci muoviamo in anticipo rispetto alla stesura della prossima legge di bilancio, ma sappiamo che sarà una manovra complessa e densa, collocata in un periodo di piena campagna elettorale. Dobbiamo fare in modo che la produttività delle imprese sia il primo punto dell’agenda politica.»
Ospiti
I Protagonisti della Conferenza

Marco Travaglini
Presidente e Fondatore del Centro Studi ProduttivItalia

Alberto Bagnai
Responsabile Economia della Lega

Antonio Misiani
Responsabile economia, finanze, imprese e infrastrutture del PD

Mino Dinoi
Presidente Confederazione AEPI

Renato Loiero
Consigliere Economico, Presidente Consiglio dei Ministri

Mauro Antonini
Moderatore - Responsabile Attività Produttive AEPI
Ricerca: produttività nel settore dei servizi
Struttura produttiva, dinamiche competitive e divari territoriali.
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